Con-sentire

Ho spesso la sensazione che oggi la maggiore difficoltà del teatro - così come della cultura in generale - sia quella di essere compreso. Ecco la ragione dell’immagine di copertina, che rappresenta un bambino che urla ma che noi non sentiamo. Dal momento in cui veniamo al mondo, dal preciso istante in cui ci troviamo a contatto con ciò che è altro da noi, la necessità di essere compresi si scontra con l’incapacità di capire da parte di chi abbiamo davanti. Una duplice frustrazione le cui radici crescono nel non sentire reciproco. Da ciò l’istintiva e primordiale esplosione dell’urlo, spesso scambiata per infantile lamentela, che in questo caso potrebbe apparire l’ennesima provocazione sulla condizione della cultura, quando invece vorrebbe semplicemente ricordare la ludica innocenza che il teatro incarna. Come un bambino che gioca e scopre il mondo, il teatro si concentra sul presente: apparentemente non esercita alcuna spinta verso il futuro, ma la sua inesorabile ricerca del qui e ora - un adesso scandito da battiti di vita e dalla volontà di capire, esplorare, vedere, fare - è come un urlo che, per quanto silenzioso, esiste e chiede di essere ascoltato. Saperlo sentire e comprendere è l’opportunità che, ogni volta, ci è data quando si abbassano le luci, il silenzio avvolge la platea e, dal buio, appare un’immagine di vita.

Marco Sgarbi
Direttore artistico

Organizzato da:

Sponsor:

Media partner: