Invisibile

Mi chiedo spesso quale sia oggi il ruolo dello spettatore e che parte abbia a teatro, mentre fuori, nell’infittirsi di parole sui social network e nei talk show televisivi, è paradossalmente chiamato ad assistere, con la massa, a vite che non gli appartengono, sempre più desideroso di accendere su di sé un riflettore potente, un catalizzatore di attenzione che la realtà virtuale concede a pochi, e per poco tempo. Mi domando cosa possa ancora spingere un pubblico ad abbandonare il proprio privato per entrare in una sala teatrale.
Mosso da questi costanti interrogativi, che a tratti diventano un’ossessione, a ogni nuova programmazione cerco di costruire un percorso artistico, una piccola strada, che restituisca al pubblico un privato profondo, un vissuto che attende ciascuno al varco nei corridoi di una memoria lontana e che può essere ritrovato, nel buio della platea, in un gesto quotidiano o nel vibrare di una parola sulla scena. Un sentiero che, per quanto breve, possa far incontrare, sulla via, storie di tutti i giorni: pungenti, dolorose, irritanti, poetiche, stimolanti, ironiche.
Se il pensiero nasce nel silenzio, è dall’ascolto che l’immaginario prende vita in ciascuno di noi, generando così un sentire comune, non nel senso di ‘uguale per tutti’, ma che induce a unirsi nei sentimenti, come gioire o soffrire insieme. Essere spettatori non è mai stato facile, ha sempre richiesto a ciascuno una volontà di azione che oggi risulta ancora più difficile da attuare, circondati come siamo da comodità e semplificazioni. Silenzio, ascolto, immaginario, possono sembrare parole che non appartengono più a questo nostro quotidiano così definitivo, così pubblico, visibile. Ma forse è proprio aprendo le porte all’invisibile, che ci abita e ci circonda, che potremmo riscoprire, fra le mura di un teatro, non tanto ciò che siamo, quanto ciò che potremmo essere.

Marco Sgarbi
Direttore artistico

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