immaginare

Da alcuni anni, pensando alla campagna promozionale che caratterizza ogni stagione teatrale, mi chiedo sempre se il valore e il significato dell’immagine scelta possano essere colti dal pubblico o da chi ci si imbatte casualmente. Mi domando se nella ‘società dell’immagine’, come spesso viene definita quella in cui viviamo, sia ancora possibile affidarsi a un’unica scelta visiva che caratterizzi una serie di spettacoli. Da questo interrogativo è nata la fotografia del manifesto di questa stagione, che il fotografo Mustafa Sabbagh ha realizzato, con due scatti diversi, espressamente per questa occasione. Traendo spunto da fatti di cronaca, due immagini si sovrappongono accostando figure provenienti da culture apparentemente diverse, creando un effetto visivo di astrazione dal reale.
Oggi è semplice pensare di poter ‘cancellare’ un’immagine, e tutto ciò che essa rappresenta, senza sentirsi particolarmente coinvolti, agendo con distacco su ciò che percepiamo come lontano da noi. In questa relazione tra immagine e contemporaneità, il teatro si discosta, garantendo un rapporto diretto con ciò che, dai latini alla psicanalisi, viene chiamato imago: un mondo interiore di figure, ritratti, sogni, visioni. E offre così il risveglio di un immaginario inconscio – ma presente e vivo in ognuno di noi – capace di farci riscoprire relazioni e sensazioni autentiche, rinnovando la curiosità di cercarne altre.

Marco Sgarbi
Direttore artistico

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